#fotografia, scienza e società

Dato il nostro interesse per il rapporto tra innovazione e società, ci sembra opportuno analizzare l’utilizzo della tecnologia nelle scienze naturali e sociali.
Dove viene applicata la tecnica fotografica? In cosa è utile?
Parleremo di astronomia, biologia, medicina e il nostro campo di studi: la sociologia!
Buona lettura 😉

Chiara


Fotografia e astronomia

“La fotografia astronomica è il mezzo con il quale possiamo osservare e mostrare agli altri le meraviglie dell’Universo, unione unica di senso estetico e rigoroso metodo scientifico. La fotografia astronomica, al contrario di quella naturalistica, si distingue per le solide basi scientifiche. Il fotografo del cielo è, prima di tutto, uno scienziato che cerca di elaborare ed interpretare al meglio ciò che riesce a catturare dagli oggetti del cielo. Qualsiasi oggetto che viene catturato in una fotografia dovrebbe corrispondere alla realtà di ciò che è stato realmente ripreso.”

L’astrofotografia è nata nei primi anni dell’800 con le prime applicazioni in campo astronomico di immagini della Luna, del Sole e di altri pochi oggetti luminosi.

La sensibilità delle pellicole chimiche consentiva solo scarsi risultati, ma lo sviluppo tecnico permise di migliorare la qualità delle immagine, aumentando la sensibilità delle pellicole.

La tecnica fotografica divenne necessaria per lo studio astronomico: essa permise di scoprire svariati oggetti deboli del cielo, coinvolgendo anche gli astrofili non professionisti per dare un contributo nella ricerca (comete, supernove, asteroidi).

L’introduzione delle fotocamere digitali ha permesso l’attuale rivoluzione del settore. La tecnica digitale si differenzia  dalla vecchia fotografia chimica per la possibilità di modellare, modificare e studiare in modo approfondito e rigoroso i dati in nostro possesso.

Di cosa si ha bisogno per questo tipo di fotografia?

  • Potente teleobiettivo
  • Cavalletto

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Cometa di Halley

Fotografia al microscopio e biologia

“Idea del microscopio che fa vedere l’invisibile, come se si entrasse in un altro mondo”

La micrografia, o fotomicrografia, è la ripresa fotografica di soggetti non visibili a occhio nudo, ottenuta mediante una fotocamera (a pellicola o digitale) opportunamente collegata ad un microscopio ottico o elettronico.

La fotografia digitale consente di riprendere immagini con maggiore facilità rispetto alla fotografia digitale. Inoltre è più semplice la rielaborazione e l’ingrandimento delle immagini.

Esistono molti concorsi che premiano i migliori fotografi in questo campo scientifico, come Wellcome Image Awards e il Nikon Small World. I soggetti di queste fotografie spaziano da piccoli dettagli di animali come occhi e zampe, specifici tipi di tessuto cellulare, petali di fiori, sezioni di piante.

Ecco alcune delle fotografie in concorso:

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Endotelio (tessuto epiteliale)

Sezione di un ramoscello di Casuarina equisetifolia, un albero sempreverde originario dell'Australia

Sezione di un ramoscello di Casuarina equisetifolia, un albero sempreverde originario dell’Australia

Miniatura organismo marino

Miniatura organismo marino

Fotografia e medicina

Le fotografie in questo campo possono essere usate in diagnostica medica, esplorando un certo corpo in per acquisire informazioni sul suo stato nel preciso istante dell’esplorazione.

L’utilizzo principale tuttavia è fuori dal loro contesto clinico: possono essere usate con un riferimento generale non più per conoscere la situazione di un certo paziente che interessa curare, ma come esempio di una certa morfologia che si vuole insegnare a riconoscere.

Normalmente, le foto mediche riprendono il corpo di un particolare paziente  allo scopo di rappresentarne la patologia nella sua tipicità.

Dato il prevalente tema dermatologico delle foto mediche, il colore ha una certa rilevanza: uno sfondo uniforme (preferibilmente nero) aiuta ad ottenere un’immagine più fedele all’originale. La luce, poi, deve essere il più possibile intensa, bilanciata e diffusa, in modo da dare uguale rilievo e presenza a tutte le parti del corpo illuminato.

La documentazione medica e tecnica si è sempre rilevata essenziale e ormai ha raggiunto uno sviluppo tale da trovare applicazioni sia nello studio medico che odontotecnico.

Riassumendo i motivi principali dell’utilizzo della fotografia sono:

  • immagini per insegnare agli studenti
  • scambio di informazioni tra medico-paziente
  • dimostrazione ai pazienti dei lavori da svolgere con foto dimostrative
  • consulto tra colleghi
  • per eventuali problemi medico-legali

Fotografia e sociologia.

Il fotoreportage sociale nasce relativamente tardi rispetto alla fotografia a causa di una serie di problemi tecnici che rendevano difficile realizzare immagini all’esterno: tempi di posa molto lunghi, ingombro e costo delle prime macchine, e un processo molto elaborato e costoso per arrivare al prodotto finito.
Ecco perché, almeno all’inizio, la dagherrotipia rimase chiusa negli studi dove era tutto più gestibile.

“Fotografia che, attraverso l’immagine, vuole raccontare particolari aspetti della società in cui viviamo; oppure portare a conoscenza di altri situazioni altrimenti sconosciute o lontane. Non necessariamente il fotografo deve rappresentare situazioni di degrado, violenza o sofferenza: la scelta dipende dalla sua sensibilità.”

L’immagine fotografica è in grado di cogliere elementi della società umana e dell’interazione tra individui che altrimenti non emergerebbero, o comunque non allo stesso modo. Il fotoreportage,  se utilizzato in maniera adatta, può risultare uno strumento importante nelle mani del sociologo.

Questa tecnica non ha alcuna pretesa di oggettività; al contrario, è la soggettività del ricercatore che diventa importante nella interpretazione di un fenomeno.

«Fotografare significa, in uno stesso istante, riconoscere il fatto e la rigorosa organizzazione delle forme percepite visivamente, che esprimono e determinano questo fatto» (Cartier-Bresson,).

Bisogna quindi calarsi a fondo nella realtà che si vuole indagare, capirla, comprendere l’oggetto e la situazione che si fotografa, e solo a questo punto bisogna scattare l’immagine.

Un fotografo che va citato, è Lewis Hine (1874-1940).
Appassionato di arte figurativa e laureato in Sociologia alla New York University , si avvicinò alla fotografia da autodidatta. Per lui il fotoreportage era dichiaratamente uno strumento di indagine sociologica e di denuncia sociale.

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Boy working in factory

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Mechanic working on steam

Svolse molti lavori sempre nei bassifondi, tra gli immigrati, tra i minatori, ma la sua più celebre pubblicazione rimane Man at work (1932), nella quale ha documentato i lavori di costruzione dell’Empire State Building di New York, che ci dice molto sulle precarie condizioni di lavoro dell’epoca.
Se conoscete questa ricerca vi sarà senza dubbio venuta in mente questa fotografia:

Lunch

Lunch atop a Skyscraper

In realtà “Lunch atop a Skyscraper” fu realizzata il 29 settembre del 1932 da Ebbets durante la costruzione del GE Building del Rockefeller Center e non dell’Empire State Building. Questa foto venne attribuita ad Hine e tutt’ora si fa ancora confusione sul vero autore dello scatto.

Sulla base delle documentazioni fornite per la costruzione del Rockefeller Center è stato tratto un film intitolato “Men at Work”. Qui sotto potete vedere il trailer!

SITOGRAFIA

Astrofotografia: http://it.wikipedia.org/wiki/Astrofotografia

http://www.danielegasparri.com/Italiano/fotografia_astronomica.htm

Biologia: http://www.focus.it/scienza/scienze/nikon-small-world-foto-microscopio#img13738

Medicina http://www.immaginarioscientifico.it/2004/fotografia-medica

http://www.zerodonto.com/2012/05/fotografia-digitale-e-tecniche-di-documentazione-fotografica-in-odontoiatria-ed-odontotecnica/

Sociologia http://www.cultframe.com/2001/07/fotografia-e-societa-dalla-sociologia-per-immagini-al-reportage-contemporaneo-un-libro-di-alfredo-de-paz/

http://piercingthereality.files.wordpress.com/2008/01/fotografia_e_sociologia.pdf

http://marcocrupifoto.blogspot.it/2010/09/il-reportage-sociale-significato.html

#Ferdinando Scianna: il fotografo di luci e ombre.

Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna, importante fotografo siciliano, nasce il 4 luglio 1943 in un paesino della provincia di Palermo.

Si avvicina al mondo della fotografia durante i suoi studi di letteratura, storia e filosofia all’Università di Palermo (non otterrà però la laurea).

La svolta della sua carriera avverrà grazie all’amicizia con lo scrittore Leonardo Sciascia, che scoprirà nel 1963 il fotografo durante la sua prima mostra fotografica avente per tema le feste popolari siciliane.

Da qui inizierà una preziosa collaborazione fra i due artisti: Sciascia scriverà la prefazione e i testi del libro di Scianna intitolato Feste religiose in Sicilia; ciò gli farà vincere nel 1966 il premio Nadar (un premio consegnato ogni anno in Francia ad un libro di fotografia).

Libro Feste religiose in Sicilia

Libro “Feste religiose in Sicilia”

Scianna decide poi di trasferirsi a Milano e qui inizia a lavorare come fotoreporter e corrispondente a Parigi per il settimanale L’Europeo.

Nel 1977 pubblicherà in Italia La villa dei mostri e in Francia Les Siciliens.

Sarà proprio in Francia, in particolare a Parigi, che Scianna farà un importante incontro: quello con Henri Cartier-Bresson. Egli lo farà entrare nella prestigiosa Agenzia Magnum Photos nel 1982 (Scianna è il primo italiano che entra a farne parte).

Negli anni ’80 il fotografo lavora per il mondo dell’alta moda contribuendo alla creazione delle campagne pubblicitarie di Dolce & Gabbana.

1987. ITALY. Sicily. Province of Catania. Caltagirone. Dutch model

1987. ITALY. Sicily. Province of Catania. Caltagirone. Dutch model

1987 Caltagirone, Sicily, fashion for Dolce & Gabbana

1987 Caltagirone, Sicily, fashion for Dolce & Gabbana

Marpessa under the rain

Marpessa under the rain.

Nel 1995 pubblica Viaggio a Lourdes e nel 1999 i ritratti dello scrittore argentino Jorge Luis Borges.

Nel 2002 pubblica Quelli di Bagheria, un libro che ha l’obiettivo di raccontare l’atmosfera e il clima degli anni della sua gioventù.

Infine, nel 2009 ha collaborato con Giuseppe Tornatore pubblicando il libro fotografico Baarìa Bagheria.

 Italy. Sicily. Bagheria. Poster for a movie. 1961

Italy. Sicily. Bagheria. Poster for a movie. 1961

Mi piace concludere con un estratto di un’intervista rilasciata dall’artista:

“La fotografia si fa con i piedi..”

..con queste parole Scianna  vuol far capire che fotografare è come affrontare un viaggio fisico che conduce, se ben affrontato, all’immagine perfetta e degna di essere definita “Fotografia”; un cammino che comporta fatica e perseveranza ma altrettanta soddisfazione una volta arrivati alla meta.

Al prossimo fotografo!!

Grazie per la lettura!

– Silvia

Interessante intervista rilasciata dal fotografo alla Rivista Arabeschi:

https://www.youtube.com/watch?v=0JNdE7Hxs-c

SITOGRAFIA:

http://it.wikipedia.org
http://www.magnumphotos.com
http://www.blogtaormina.it/2014/10/01/ferdinando-scianna-e-il-metalinguaggio-del-fotoscrittore/191126

#macchine fotografiche e obiettivi

Attualmente nel mercato troviamo una grandissima quantità di materiale fotografico, basta andare in qualsiasi sito o negozio per essere sommersi da centinaia di tipi diversi di macchine, obiettivi, cavalletti, flash, borse e molto altro. In questo articolo cercherò di fare un po’ di chiarezza soprattutto riguardo ai diversi tipi di macchine fotografiche e obiettivi.

Buona lettura.
Alice

MACCHINE FOTOGRAFICHE:

La prima grande classificazione che possiamo fare relativa alle macchine fotografiche riguarda certamente la tipologia di elemento sensibile, ovvero dove si forma materialmente l’immagine, che esse possiedono. Se utilizzano un rullino sono macchine analogiche oppure a film, mentre sono digitali se utilizzano un sensore.

Andando a focalizzare la nostra attenzione sulla macchine digitali, notevolmente più diffuse, possiamo distinguerne diversi tipi che variano per dimensioni, funzioni e qualità.

Principalmente distinguiamo tra: Compatte, bridge, mirorless e reflex.

  • Compatte: Sono macchine fotografiche piccole ed economiche. Stanno comodamente in tasca, sono adatte a chi non ha particolare interesse per la fotografia e ha bisogno di una macchina affidabile per immortalare i momenti più belli della sua vita senza doversi preoccupare troppo dei dati di scatto. Grande comodità a scapito della qualità della foto finale: infatti con queste macchine è molto difficile ottenere buone fotografie in situazioni di scarsa luminosità o con soggetti in rapido movimento. Esistono ovviamente compatte che offrono maggiore qualità ma il prezzo aumenta.
compatte

Fotocamere compatte

  • Bridge e mirorless: sono entrambe una via di mezzo tra compatte e reflex, le prime presentano infatti una forma simile a quella di una reflex e un peso ridotto. Hanno obiettivi zoom di ampia portata ma generalmente non offrono una qualità molto superiore alle compatte. Le mirorless hanno la stessa forma delle compatte ma montano obiettivi intercambiabili come le reflex. Il nome deriva dalla mancanza dello specchio e del mirino ottico, presente invece nei sistemi reflex.
bridge

Fotocamere Bridge

mirrorless

Fotocamere Mirorless

  • Reflex: migliori da un punto di vista tecnico, anche in questo caso ne esistono moltissimi modelli dai corpi professionali a quelli entry-level. Esse offrono la possibilità di gestire tutti i dati di scatto, lasciando però anche le impostazioni automatiche per facilitare i meno esperti. Dispongono poi di una grande gamma di obiettivi intercambiabili e moltissimi altri accessori per aumentare la vostra creatività.
Fotocamere reflex

Fotocamere reflex

OBIETTIVI:

Prima di parlare di obiettivi dobbiamo chiarire il concetto di lunghezza focale: questa misura in millimetri la distanza tra la superficie del sensore o pellicola e il centro della lente dell’obiettivo. La lunghezza focale viene espressa in millimetri e la differenza tra le varie focali sta nell’angolo di campo che rappresenta la porzione di scena inquadrata. Più la lunghezza focale è piccola più l’angolo di campo sarà ampio.

Per quanto riguarda gli obiettivi, possiamo dividerli in due grandi categorie: fissi e zoom.

  • Le ottiche fisse sono chiamate così perché hanno una sola lunghezza focale, ovvero un solo grado di ingrandimento. Mentre con le ottiche zoom è possibile aumentare o diminuire la porzione di scena inquadrata, aumentando o diminuendo la focale, le ottiche fisse offrono un solo ingrandimento e per questo motivo sono poco fruibili. Queste ottiche sono però piene di pregi quali ad esempio la qualità dell’immagine, la precisione della messa a fuoco, la costruzione, il peso e infine il prezzo.
Obiettivo fisso

Obiettivo fisso

  • Le ottiche zoom sono le più utilizzate, infatti le ritroviamo sulla maggior parte delle fotocamere in commercio, specialmente quelle destinate ai meno esperti. I vantaggi principali di questo tipo di obiettivi è certamente la loro facilità d’uso e la fruibilità: in un unico obiettivo si possono avere più gradi di ingrandimento risparmiando soprattutto in termini di peso. La qualità di queste ottiche, specialmente se di fasce basse di prezzo, non è delle migliori.
Obiettivi zoom

Obiettivi zoom

Cosa differenzia obiettivi con focali diverse? Diverse focali hanno angoli di campo differenti. L’angolo di campo rappresenta la porzione di scena che l’obiettivo a riprendere. Più la focale è bassa più l’angolo di campo sarà ampio mentre al contrario, più la focale sarà lunga più l’angolo di campo sarà ristretto.

Se distinguiamo classifichiamo gli obiettivi in relazione alla lunghezza focale e al conseguente angolo di campo, possiamo distinguere quattro tipi principali di obiettivi: grandangolari, normali, teleobiettivi e infine gli obiettivi speciali.

  • Grandangolari: sono obiettivi che hanno una lunghezza focale inferiore ai 50mm e per questo motivo sono adatti per riprendere parti molto grandi della scena. I grandangolari sono gli obiettivi più adatti per fotografare per esempio i paesaggi, architetture o street.
Esempio di scatto con grandangolo

Esempio di scatto con grandangolo

  • Normali: possono rientrare in questa categoria tutti gli obiettivi che hanno una lunghezza focale compresa tra i 50 e i 70mm. Vengono definiti normali poiché riescono a riprendere una porzione di scena molto simile a quella ripresa dall’occhio umano. Generalmente questi obiettivi vengono utilizzati per la fotografia in studio e i ritratti.
Esempio di ritratto con obiettivo normale

Esempio di ritratto con obiettivo normale

  • Teleobiettivi: questi obiettivi hanno una lunghezza focale superiore ai 70mm e sono generalmente utilizzati per fotografare soggetti lontani oppure a cui non è possibile avvicinarsi come animali o gare sportive.
Fotografia sportiva

Fotografia naturalistica

sportiva

Fotografia sportiva

  • Obiettivi speciali: possono di diritto entrare in questa categoria gli obiettivi macro e i fisheye. I primi hanno un costruzione particolare e sono in grado di fotografare soggetti molto piccoli, riuscendo un alcuni casi a riprodurli in grandezza naturale oppure ingrandendoli, ad una distanza molto ravvicinata. Gli obiettivi fisheye, letteralmente “occhio di pesce”, sono obiettivi che hanno una lunghezza focale compresa tra gli 8 e i 16mm che però hanno una peculiarità in più rispetto ai normali grandangolari, producono infatti un’immagine circolare che risulta più distorta a mano a mano che ci si allontana dal centro della foto.
macro

Fotografia macro

fisheye-lens

Fotografia con fisheye

#light painting

Ciao a tutti!
Anche oggi vi parlo di tecniche particolari: il light painting!
Che cos’è? Come si realizza? E come sempre qualche curiosità 😉
Buona lettura!
Chiara

“ Light Painting ossia “Disegnare con la luce”, è una tecnica fotografica che permette di “dipingere” il nostro soggetto controllando con maestria una sorgente luminosa, proprio come se essa fosse un pennello”

prima

Come si ottengono fotografie di questo tipo? Di cosa abbiamo bisogno?

Primo punto fondamentale: fotocamera reflex (scelta preferibile) o una compatta, se si possono impostare i tempi di esposizione ma il risultato potrebbe non essere così soddisfacente (meno qualità e tempi limitati)

Il cavalletto: la fotocamera deve rimanere immobile durante lo scatto!

Una stanza completamente isolata dalla luce naturale che potrebbe disturbare la ripresa: l’unica fonte luminosa deve essere artificiale e mobile (accendini, cellulari, candele con cui si “dipingerà”).

Tempo di esposizione della fotografia: si deve utilizzare un tempo molto lungo in modo tale che si possano tracciare le “pennellate” all’interno del scena che vogliamo fotografare.

Per quando riguarda la scelta del soggetto è molto libera, potete sbizzarrirvi con tutto ciò che vi ispira sia per gli oggetti luminosi (io ho citato i più comuni, ma ce ne potrebbero essere molti altri interessanti), sia per i movimenti da fare con la luce, sia per i colori degli oggetti luminosi.

Il livello di difficoltà di questa tecnica è basso: contrariamente a quello che ci si può aspettare non richiede particolari conoscenze tecniche. L’unico consiglio che vi posso dare è continuare a provare!

Un altro vantaggio è che il light painting non richiede neanche post-produzione, gli scatti se sono ben riusciti sono perfetti da sé!

seconda

Si possono realizzare anche dei video oltre a singoli scatti!

Eccoci alle curiosità del giorno:

LA SCOPERTA: come è nato il light painting?

Come il time lapse, il light painting non è una novità del momento.

Nel 1914 i coniugi Frank e Lillian Gilbreth stavano lavorando ad una ricerca per comprendere le abitudini lavorative degli operai nelle industrie, negli uffici e negli ospedali al fine di incrementare la produzione.
Nessuno dei due era un fotografo, ma sono diventati i fondatori della tecnica in maniera del tutto casuale.

Mentre erano alla ricerca dei diversi modi in cui gli impiegati avrebbero potuto aumentare la loro produzione e allo stesso tempo ridurre i tempi, Frank mise delle piccole luci sulle mani dei lavoratori e sugli attrezzi che usavano lavorando. Riprendendo con l’otturatore di una fotocamera molto aperto ottennero le prime fotografie light painting.

terza

Il light painting ha appassionato un artista del passato che sicuramente conoscerete per altre sue opere: Pablo Picasso!

quarta

La foto qui sopra è stata frutto di una collaborazione con il famoso fotografo Gjon Mili, che ha introdotto Picasso alla tecnica. Mili mostrò a Picasso una serie di scatti che avevano come soggetto delle pattinatrici sul ghiaccio con delle luci applicate sui pattini. La fotocamera coglieva il movimento delle ballerine su ghiaccio e le luci tracciavano il percorso delle loro gambe.

bo

Spero vi sia piaciuto il mio articolo, vi lascio con un saluto molto speciale: il mio personale light painting!
Ringrazio una mia cara amica che mi ha aiutato nella realizzazione dello scatto!
Continuate a seguirci! 😉

Chiara

ultima

SITOGRAFIA

http://www.diventarefotografo.com/lezione/tecnica-del-light-painting/

http://www.vanillamagazine.it/i-disegni-di-luce-di-pablo-picasso/

https://storify.com/livianavanzetto/light-painting

http://www.lomography.it/magazine/lifestyle/2011/12/13/le-prime-foto-in-light-painting

#Henri Cartier-Bresson, fotografo dell’istante decisivo.

Mi piace iniziare il racconto della vita e delle opere di questo Artista con una delle sue celebri citazioni, emblema del suo pensiero e della sua tecnica:

 

“La fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento”.

Henri Cartier-Bresson's 1957 Leica selfie

Henri Cartier-Bresson’s 1957 Leica selfie

A differenza di quanto ho fatto e farò per altri artisti, ho deciso di presentarvi la sua biografia e la sua tecnica attraverso l’enunciazione di punti; non pensiate sia pigrizia la mia!!!! 😛 … semplicemente cercherò nel mio piccolo di rispettare il volere e le idee dell’artista non perdendomi in descrizioni ed artifici ridondanti, cosa che lui (come vedremo più avanti) evitò per tutta la sua vita.

 

Biografia in 12 passi

  • Henri Cartier-Bresson nasce il 22 agosto 1908 a Chanteloup in Francia in una famiglia alto borghese
  • È considerato il padre del foto-giornalismo
  • Entra nel mondo dell’arte inizialmente attratto dalla pittura e dal surrealismo francese; incontra poi la fotografia nel 1931 e decide di comprarsi una Leica 35 mm lente 50 mm
  • Durante la Seconda guerra mondiale prende parte alla Resistenza francese, viene catturato e riesce a fuggire dal carcere; in questi anni continua la sua attività fotografica
  • Lavora anche come regista al film“Le Retour”, un documentario sul ritorno in patria dei prigionieri di guerra e dei deportati
  • Nel 1947 fonda, assieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour e William Vandivert l’agenzia di fotografia più importante al mondo: la Magnum Photos
  • Compie numerosissimi viaggi in Cina, Messico, Canada, Stati Uniti, Cuba, India, Giappone, Unione Sovietica e molti altri paesi
  • Nel 1962 parte su incarico della rivista Vogue alla volta della Sardegna
  • Nel 1968 Henri Cartier-Bresson decide di tornare al suo primo grande amore: la pittura. Egli stesso dichiarerà: “In realtà la fotografia di per sé non mi interessa proprio; l’unica cosa che voglio è fissare una frazione di secondo di realtà”. Nonostante ciò continuerà a dedicarsi ai ritratti fotografici
  • Nel 1979 viene a lui dedicata una mostra a New York
  • Nascita ad opera dell’artista (aiutato dalla moglie e dalla figlia) della Fondazione Henri Cartier-Bresson
  • Muore il 3 agosto 2004 a Céreste, in Francia

 

La sua arte in pillole…

  • Henri Cartier-Bresson è considerato “l’uomo delle istantanee in bianco e nero”
  • L’arte sta nel catturare il momento decisivo. L’artista diceva: “Ho capito all’improvviso che la fotografia poteva fissare l’eternità in un attimo”
  • Capacità di saper cogliere il momento
  • Sì alla spontaneità
  • Racconta attraverso le sue fotografie un intero secolo
  • No pose costruite
  • No alle didascalie perché “..le immagini non hanno bisogno di parole, di un testo che le spieghi …sono mute, perché devono parlare al cuore e agli occhi”

 

… e in Fotografie

France. The Var department. Hyères. 1932.

Francia. The Var department. Hyères. 1932.

INDIA. Delhi. 1948. GANDHI leaving Meherauli, a Moslem shrine. This is one of the last appearances between end of his fast and his death.

INDIA. Delhi. 1948. GANDHI lascia Meherauli, a Moslem shrine. Questa è una delle ultime apparizioni prima della sua morte.

Rome, 1959

Roma, 1959.

Leica_ la sua prima macchina fotografica

La sua prima macchina fotografica, la Leica.

SOVIET UNION. Moscow. 1954. Moscow State University main building.

Unione Sovietica. Mosca. 1954. Palazzo universitario.

 

Dopo queste immagini non mi resta che concludere, cari lettori, con una citazione del celebre artista:

“Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso un solo momento”.

in Il Mattino, p. 21, 04 febbraio 2010

 

Curiosità

A dieci anni dalla scomparsa dell’artista, a Roma si sta tenendo una mostra a lui dedicata. Vi lascio il link per maggiori informazioni.

http://www.arapacis.it/mostre_ed_eventi/mostre/henri_cartier_bresson

 

Spero di avervi incuriosito riguardo alla figura di questo grande fotografo.

Al prossimo articolo 😉

Silvia

 

Sitografia:

http://www.henricartierbresson.org/index_en.htm

http://www.magnumphotos.com

http://biografieonline.it

http://www.touringclub.it

#storia della fotografia: dall’ascesa giapponese alla fotografia moderna

Questo è l’ultimo articolo della rassegna dedicata alla storia.

Nella speranza di non annoiarvi, ma di interessarvi, come al solito buona lettura!

Alice

Alla fine degli anni cinquanta comincia l’inesorabile declino della fotografia europea che lascia il posto a quella giapponese. L’avvenimento che segna questa svolta è sicuramente l’uscita della Nikon F, primo sistema fotografico professionale caratterizzato da ottiche, mirini intercambiabili e motore elettrico per il trascinamento della pellicola. È la prima macchina in grado si adattarsi a qualsiasi situazione dal reportage alla fotografia da studio.

Uno degli ultimi successi europei nel settore è certamente firmato Voigtlander a cui si deve l’invenzione del primo obiettivo zoom: il 35-83mm f/2.8. Fino al 1959, gli obiettivi che venivano utilizzati in tutti i sistemi ottici, dalla camera oscura fino alle reflex, erano a focale fissa ovvero permettevano solo un certo ingrandimento del soggetto. L’introduzione degli obiettivi zoom rappresenta un grande passo in avanti poiché con un solo obiettivo si riesce a coprire più focali, guadagnando in praticità e portabilità. A metà degli anni sessanta, l’azienda tedesca introdusse per la prima volta, una macchina con flash elettrico incorporato, ultima grande invenzione europea.

Negli anni successivi, furono sempre i Giapponesi a produrre le prime macchine semi-automatiche, che permettevano anche ai meno esperti di avvicinarsi al settore.

Negli anni Ottanta, la fotografia mondiale comincia a cambiare volto con due importantissime scoperte: il digitale e l’autofocus.

La fotografia digitale nasce in casa Sony quando viene presentata al mondo la prima Mavica. Questa reflex utilizza un floppy come supporto di memorizzazione digitale che sostituisce pienamente la pellicola. Il digitale mette presto in crisi il settore della pellicola che resterà in mano a pochi appassionati porterà al declino tutte le grandi aziende produttrici. Presto cominciano ad essere commercializzate anche le prime compatte digitali che utilizzavano sensori di immagine da 0,8 fino a 1,4 milioni di pixel.

Per quanto riguarda l’autofocus, è Pentax che detiene il brevetto e la prima reflex che utilizza questo sistema è la ME-F: la messa a fuoco viene effettuata attraverso dei collegamenti elettrici tra obiettivo e fotocamera. L’introduzione della messa a fuoco automatica permetteva ai fotografi un notevole risparmio di tempo e una maggiore precisione. Diventa quindi possibile riprendere facilmente soggetti in rapido movimento, come animali o automobili senza rischiare la sfocatura.

All’alba del nuovo millennio, nel 1996, la giapponese Casio commercializza la prima compatta digitale con display LCD integrato, la QV-10 che permette di poter vedere la foto subito dopo averla scattata senza aspettare di arrivare a casa e guardarle a computer.

Dal 2000 fino ad oggi, il Giappone ha confermato il monopolio del mercato mondiale ed i vari produttori si sfidano a colpi di innovazioni tecnologiche. Tra queste innovazioni ci sono gli effetti grafici, lo zoom digitale e piccole funzioni per il foto-ritocco direttamente sulla macchina. A questo scopo, numerose aziende collaborano con altre specializzate in altri settori.

Nel 2002 nasce il Nokia 7650 primo telefono cellulare con fotocamere integrata dando ufficialmente il via all’Era degli smartphone, telefoni che oltre alle normali funzioni incorporano calendario, rubrica, orologio, calcolatrice, blocco note, giochi, la possibilità di navigare in rete e molto altro.

La fotografia dal 1800 fino ad oggi ha compiuto moltissimi passi in avanti e ha in un modo o nell’altro cambiato la vita di tutti. Oggi, la sua rapida diffusione è sicuramente dovuta alla facilità d’uso: chiunque può comprare con una spesa minima una macchina con la quale immortalare i momenti più belli della sua vita.

L’innovazione tecnologica andrà avanti per ottenere risultati sempre più performanti ma, non dimentichiamoci mai la cosa più importante: anche con la macchina migliore ciò che sta dietro ad una fotografia è sempre un’idea.

BIBLIOGRAFIA

  1. Enrico Maddalena, Manuale completo di fotografia, Hoepli, Milano, 2012

SITOGRAFIA

  1. http://www.storiadellafotografia.it
  2. http://www.nikonschool.it
  3. http://www.wikipedia.org/wiki/portale:fotografia

#time lapse

Oggi voglio parlarvi di una tecnica molto particolare ed interessante: il time lapse.

L’ho scoperta per caso ad una presentazione di audiovisivi e devo dire che tutti gli spettatori, come me, erano come rapiti e incantati dallo schermo.
Ma di cosa stiamo parlando concretamente?? Una definizione può aiutare a comprendere.

“La fotografia time-lapse (dall’inglese ‘time’: “tempo” e ‘lapse’: “intervallo”, quindi fotografia ad intervallo di tempo) è una tecnica cinematografica nella quale la frequenza di cattura di ogni fotogramma è molto inferiore a quella di riproduzione.”

Non è ancora molto chiaro immagino!

“Un filmato time-lapse può essere ottenuto processando una serie di fotografie scattate in sequenza e opportunamente montate o attraverso video che verranno poi accelerati. “

Attraverso questa tecnica cinematografica, è infatti possibile documentare eventi non visibili ad occhio nudo o la cui evoluzione nel tempo è poco percettibile dall’occhio umano ( il movimento apparente del sole e delle stelle , il trascorrere delle stagioni, il movimento delle nuvole , lo sbocciare di un fiore, frutta che marcisce, ghiaccio che si scioglie, aurore boreali, strade trafficate, luci delle città).

Con mia grande sorpresa questa tecnica non è nata con il digitale: è stata inventata più di un secolo fa da Georges Méliès (regista, illusionista e attore francese) ed è oggi più attuale che mai.
A Meliès è stata attribuita l’invenzione del cinema fantastico: fu il primo a mostrare con le immagini i mondi immaginari già rivelati attraverso i romanzi, sfruttando la credibilità della fotografia in movimento per dare credibilità alla rappresentazione.

Ora vediamo insieme qualche esempio di filmati!
https://www.youtube.com/watch?v=Rk6_hdRtJOE

http://vimeo.com/87089581

Il  time-lapse trova  soprattutto impiego nel campo dei documentari naturalistici e nell’astrofotografia digitale. Quest’ultimo particolare tipo di tecnica conta migliaia di appassionati nel mondo: c’è da dire però che la ripresa richiede vaste nozioni di astronomia, una profonda conoscenza della strumentazione e dei software per la post-produzione.  Inoltre non tutti possiedono l’apparecchiatura adatta. Non è per tutti purtroppo!
Tutto ciò è possibile grazie al continuo sviluppo di nuove tecnologie, strumenti sempre più avanzati e di maggior qualità, ma non bastano per ottenere buoni lavori: molto spesso sono gli elementi personali e umani a fare colpo, una storia, un particolare capace di attirare l’attenzione, una colonna sonora coinvolgente.
Alcune curiosità:

I Controllori del Traffico Aereo sono professionisti che si occupano della direzione dei voli aerei cercando di non sovrapporli, evitare collisioni e rendere ordinata la circolazione.
Cosa ha a che fare il traffico aereo con la fotografia?
Il Centro di Controllo di Preswick (Scozia, Regno Unito), uno dei centri principali del sistema di controllo del traffico aereo in Europa, ha realizzato un time lapse riprendendo un giorno di traffico aereo sull’Atlantico.

http://vimeo.com/98941796

Alcuni ricercatori di Fisica all’Università di Bordeaux hanno condotto un esperimento a proposito della superficie iridescente di una bolla di sapone.

http://www.youtube.com/watch?v=64nHDFQyMKM

Come ci sono riusciti? Scaldando le bolle dal basso e scattando fotografie con una fotocamera a 500 frame per secondo.  Studiando queste dinamiche, i ricercatori sostengono che si possano giungere conclusioni e previsioni riguardo a cicloni, uragani e tifoni.

Questi due esempi possono farci capire quanto la fotografia sia fondamentale per la scienza e la ricerca scientifica e non solo come forma d’arte.

Cosa ne pensate?  Ne avete mai sentito parlare?
Se siete interessati a questo tipo di fotografia e volete provare a mettervi all’opera (o anche solamente per ammirare i lavori di altri) vi consiglio di dare un occhiata a questa pagina:
http://timelapseitalia.com/
Commentate in tanti e continuate a seguirci!
Chiara

BIBLIOGRAFIA

Image mag Maggio/Giugno 2012

SITOGRAFIA

http://it.wikipedia.org/wiki/Fotografia_time-lapse

http://www.linkiesta.it/timelapse-traffico-aereo-oceano

http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_M%C3%A9li%C3%A8s

http://www.focus.it/scienza/scienze/un-ciclone-in-una-bolla-di-sapone

#McCurry, il fotoreporter dei colori.

Steve McCurry, il fotoreporter dei colori.

Steve McCurry, fotoreporter statunitense chiamato anche “fotografo dei colori”, nasce nel 1950 nella città di Philadelphia, in Pennsylvania.

Steve McCurry

Steve McCurry

Frequenta la High School Marple Newtown nella Contea di Delaware e decide poi di proseguire gli studi iscrivendosi alla Penn State University ottenendo la laurea in teatro nel 1974. Sarà proprio in questi anni che McCurry si avvicinerà al mondo della fotografia, scrivendo per il quotidiano dell’università. Dopo qualche anno come giornalista in un quotidiano locale, decide di partire alla volta dell’India come fotografo freelance (indipendente).

La sua carriera e la sua popolarità decollano però quando, dopo aver attraversato il confine tra Pakistan e Afghanistan (controllato dai ribelli), porta rotoli di pellicola cucita nei vestiti e mostra al mondo intero le immagini del conflitto.

Il suo servizio ha vinto la Robert Capa Gold Medal for Best Photographic Reporting from Abroad, premio dato a fotografi che si sono distinti per il coraggio dimostrato e per le loro imprese.

A McCurry sono stati dati numerosi riconoscimenti fra cui ricordiamo:  il Magazine Photographer of the Year, assegnato dalla National Press Photographers’ Association e la vinicta (per ben quattro volte di seguito) del concorso World Press Photo Contest. Ha vinto inoltre l’Olivier Rebbot Memorial Award per due volte.

Egli è conosciuto soprattutto come fotografo dei conflitti internazionali. Oltre a testimoniare questi, con i suoi scatti l’artista (perché così va definito un fotografo di tale calibro) cattura l’animo delle persone. Le sue foto hanno un forte impatto sull’osservatore; celebri sono i suoi ritratti.

McCurry collabora spesso al National Geographic Magazine ed è membro della Magnum Photos (una delle agenzie fotografiche più importanti al mondo) dal 1986.

 

Dopo questa breve biografia, ecco a voi alcune fotografie di Steve McCurry.

Scegliere è stato piuttosto difficile in quanto, come accennato precedentemente, ciascuna immagine racconta una storia, possiede le proprie peculiarità, un’anima.

Ragazza afgana. Copertina del National Geographic Magazine nel 1985.

Ragazza afgana.
Copertina del National Geographic Magazine nel 1985.

Immagine simbolo della carriera di McCurry, Ragazza Afgana ritrae una giovane ragazza, o sarebbe meglio dire il suo sguardo di ghiaccio espressione del terrore e della distruzione portata dalle guerre.

 

Rajasthan, India.

Rajasthan, India.

 

Kandahar, Afghanistan, 1990. An orphaned girl.

Kandahar, Afghanistan, 1990.
An orphaned girl.

 

Afghanistan

Afghanistan

 

Rio De Janeiro, Brazil, 2012. A woman walks down train tracks.

Rio De Janeiro, Brazil, 2012.
A woman walks down train tracks.

 

Jodhpur, India, 2010 Couple looking over balcony at the vibrant city.

Jodhpur, India, 2010
Couple looking over balcony at the vibrant city.

 

Curiosità 

Nel 2002 McCurry e il Team del National Geographic sono partiti alla volta dell’Afghanistan per mettersi sulle tracce della “ragazza afgana”. Sharbat Gula, questa è la vera identità della donna la cui immagine ha fatto il giro del mondo, ha ormai 30 anni, è sposata ed è madre di tre figlie. Ignara della sua popolarità, la donna ha acconsentito a farsi fotografare una seconda volta (a distanza di ben 17 anni).

la ragazza afgana, ormai donna.

la ragazza afgana, ormai donna.

Il fotografo ha detto alla stampa poco dopo l’incontro con la donna:

«La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa ». 

 

Per saperne di più …

Concludo indicandovi un’interessante intervista rilasciata dal fotografo.

http://fotoup.net/000Intervista/747/steve-mccurry-il-fotografo-dei-colori

 

Silvia

 

SITOGRAFIA

http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_McCurry

www.magnumphotos.com

per altre immagini: http://stevemccurry.com/

il blog dell’artista: http://stevemccurry.wordpress.com/

 

#but first: glossario

Ciao a tutti!

Visto che in questo blog probabilmente utilizzeremo dei termini tecnici, ci siamo rese conto che potrebbe essere utile conoscere alcune nozioni di base riguardo ai vari componenti e al funzionamento generale delle fotocamere.
Se avete dei dubbi non esitate a chiedere, saremo felici di rispondere e cercare di farvi appassionare alla fotografia 😉
Buona lettura!

Chiara

Sensori

Il funzionamento dei sensori digitali è molto simile alle pellicole tradizionali: entrambi i tipi di fotocamera registrano la scena fotografata sfruttando la luce e attuando un mutamento del materiale fotosensibile in esse presenti.
La differenza principale sta nel tipo di prodotto ottenuto prima della stampa: il negativo per la fotografia tradizionale, il file nella fotografia digitale.

La pellicola: Il materiale fotosensibile della macchina fotografica analogica è una pellicola ricoperta da granuli di sali o nuvole di pigmenti, disposti casualmente su tutta la superficie. Esistono quindi pellicole per il bianco e nero e altre per il colore. Ognuna di queste pellicole ha la propria sensibilità alla luce, che rimane la stessa finché il rullino non verrà sostituito.

Sensori digitali: Il sensore è posto esattamente dove nell’analogico è posta la pellicola, cioè sul piano focale dell’obiettivo. È formato da un insieme di celle che trasformano in corrente elettrica la luce ricevuta (massima luce= colore bianco; niente luce= colore nero). I sensori sono quindi in grado di percepire e registrare differenti radiazioni luminose, le quali vengono convertite in file immagine tramite un software.
Le immagini prodotte sono un insieme di punti (pixel): più è la quantità di pixel presenti in un sensore maggiore sarà la definizione della fotografia.

Otturatore

Dispositivo meccanico o elettronico che ha il compito di controllare per quanto tempo il sensore resta esposto alla luce.
È come una porta che si trova davanti al sensore con il compito di aprirsi e chiudersi per lasciar passare la luce desiderata. Si aziona tramite il pulsante di scatto.

Esposizione

Indica il tempo durante il quale il sensore (elettronico o pellicola) resta esposto alla luce che passa attraverso l’obiettivo. L’esposizione è determinata con l’ausilio dell’esposimetro.

L’esposizione ottimale è definita “la giusta quantità di luce per mantenere dettagli visibili sia nelle zone scure sia nelle zone chiare dell’immagine.”

L’esposimetro è un dispositivo in grado di misurare la luce che colpirà il sensore tenendo conto sia del tempo di otturazione sia dell’apertura del diaframma impostati.
Nelle fotocamere automatiche il processo di misurazione dell’esposizione avviene all’interno della fotocamera senza che chi fotografa possa esserne consapevole.
L’esposizione viene gestita attraverso tre parametri:

  • DIAFRAMMA, cioè un dispositivo posto davanti all’otturatore che può aumentare o diminuire la quantità di luce che colpisce il sensore
  • TEMPI, cioè i tempi di apertura dell’otturatore
  • SENSIBILITA’ del sensore: in caso di scarsa illuminazione si può alzare il valore ottenendo però una perdita di nitidezza, si misura in ISO-ASA/DIN (dipende alla fotocamera)

In alcuni tipi di fotocamere, la gestione di questi tre valori può essere: completamente manuale (si impostano tutti tre i parametri), completamente automatica oppure una combinazione: si può impostare uno dei tre parametri lasciando alla macchina la gestione degli altri due.

Principali errori nell’esposizione
Esistono delle situazioni in cui è più difficile stabilire la giusta esposizione come ad esempio quando si fotografano paesaggi innevati, oppure in controluce, o soggetti in movimento o di notte.

Sottoesposizione: causa la perdita dei colori più scuri: la foto appare troppo scura a causa della mancanza di sufficiente luce entrata nel sensore

Sovraesposizione:problema opposto alla sovraesposizione: la fotografia scattata appare troppo chiara e si ha una perdita dei dettagli nelle zone troppo illuminate

Fotografia mossa: dovuta al movimento accidentale della fotocamera, in molti casi anche alla scarsa luce

Fotografia sfuocata: quando il soggetto che si vuole fotografare che si trova più vicino o più lontano rispetto al piano ideale di messa a fuoco.

Mirini

Il mirino di una fotocamera è il dispositivo che permette di scegliere e comporre l’inquadratura.

Si possono distinguere in 4 modelli:

  • Mirino galileano: È composto da due lenti all’interno di una finestrella vicino l’obiettivo. È molto nitido, luminoso ed economico. Di solito si trova sulle compatte economiche.
  • Mirino reflex a pozzetto: Il suo nome deriva dalla posizione orizzontale in cui è ricostruita l’immagine, che obbliga ad osservarla dall’alto, come in un pozzo. In questo tipo di mirino, lo specchio raddrizza l’immagine capovolta, ma persiste l’inversione dei lati: ciò che è a destra si vede a sinistra e viceversa.
  • Mirino reflex a pentaprisma: riceve l’immagine direttamente dall’obiettivo di ripresa, permettendo in questo modo un’accurata composizione.
    Utilizzato nelle fotocamere Reflex e Reflex digitali a piccolo e medio formato.
  • Mirino digitale: Nelle fotocamere digitali non reflex il mirino è costituito da un display LCD che visualizza in tempo reale l’immagine acquisita.

Gli schermi LCD sono spesso scarsamente visibili in condizioni di forte illuminazione: per questo motivo, il display può essere accompagnato da un piccolo mirino ottico di tipo galileano o da un mirino elettronico. In quest’ultimo caso, non si tratta d’altro che di una replica dello schermo LCD, con il vantaggio, rispetto a questo, di consentire una visione più chiara oltre che più concentrata sul soggetto.

Per ora è tutto, speriamo di esservi state utili e chiare nelle spiegazioni!
Continuate a seguirci per saperne di più..

Chiara

SITOGRAFIA:

Wikipedia

http://pensieriarte.wordpress.com/2010/02/28/corso-di-fotografia-analogico-vs-digitale-parte-2/

#storia della fotografia: il mercato moderno e il colore

Ecco a voi il secondo articolo dedicato alla storia della fotografia, nel quale tratterò la nascita del mercato moderno e la diffusione della fotografia a colori.

Come sempre vi auguro una buona lettura!

Grazie a George Eastman, fondatore della Kodak, all’alba di un nuovo secolo, nasce il mercato fotografico moderno. Comincia a produrre la prima macchina fotografica, la Box Kodak, destinata a tutti, poiché era facile da usare; lo slogan era: “You press the button, we do the rest”. L’apparecchio, infatti, poteva effettuare cento pose e al termine della pellicola, la macchina veniva spedita alla fabbrica dove sviluppavano le fotografie. Venivano successivamente rispedite al mittente sia le foto sia la macchina pronta per altri cento scatti. La Box Kodak era davvero una macchina per tutti grazie soprattutto al prezzo accessibile ai più: infatti veniva venduta a venticinque dollari, mentre la stampa e una pellicola vergine costavano dieci dollari.

Nel 1913 il tedesco Oskar Barnack inventa il formato 35mm: nella pellicola il fotogramma sensibile ha dimensioni di 24mm sul lato corto e 36mm sul lato lungo. Questo formato è usato tutt’ora nelle reflex full frame sia digitali che analogiche poiché restituisce il giusto rapporto dimensionale tra i lati 3/2. Negli stessi anni in Giappone nascono le più grandi aziende leader del settore: Nippon Kogatu K.K. successivamente rinominata Nikon (1917), Olympus (1918), Pentax (1919), Minolta (1928), Canon (1934). In Italia l’unica azienda che produce pellicole è la Film che successivamente diventerà Ferrania (1920).

La commercializzazione della prima pellicola a colori la Kodachrome, inventata da due musicisti, soppiantò le precedenti lastre Autochrome, messe a punto dai fratelli Lumiere vent’anni prima. Nello stesso supporto erano presenti tre distinte emulsioni: quella più esterna sensibile all’azzurro e le restanti sensibili al verde e al rosso. Lo sviluppo della pellicola era effettuato in due fasi: la prima utilizzava sali d’argento per ottenere i colori primari e nella seconda si ottenevano i colori complementari. Nelle lastre invece, i colori che apparivano erano il risultato di filtri verdi, blu-violetto e arancione costituiti da granelli di fecola di patate. Furono realizzate con questa tecnica le uniche foto a colori della Prima Guerra Mondiale. I colori erano pastello e l’immagine risultava abbastanza nitida (immagine 1).

Mentre con la crisi economica degli anni venti, tutti i settori ebbero un grosso calo dei consumi, il mondo delle fotografia continuava a fare progressi arrivando a grandissimi risultati. Prima fra tutti fu sicuramente l’esposizione automatica introdotta da Kodak nella Super Six-20. L’esposizione indica il tempo durante il quale l’elemento sensibile resta esposto alla luce che passa attraverso l’obiettivo ed è calcolata da un congegno chiamato esposimetro. L’esposimetro consente di scattare riducendo il rischio di esporre in modo errato la foto con conseguente risparmio di pellicole e di tempo. Anche le pellicole migliorano per nitidezza e sensibilità: viene commercializzata la Kodacolor, primo negativo a colori. La fotografia comincia gradualmente a diffondersi anche tra le fasce basse della popolazione e non più solo tra borghesi e nobili. Vengono sviluppate le prime fotografie di famiglia di artigiani e contadini: la fotografia diventa un modo per poter custodire ricordi e entrano a fare parte del patrimonio familiare delle persone. Avere una bella fotografia dei propri cari diventa un modo per averli sempre vicino. Generalmente nel ritratto troviamo in prima fila, sedute, la madre con le figlie e i lattanti. In seconda fila accanto alla madre, in piedi ci sono il padre e i figli maschi in ordine di età.

Nel 1947, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour e George Rodger fondano Magnum Photo, la più grande agenzia fotografica del mondo che nasce per difendere i diritti d’autore e la trasparenza d’informazione.

Edwin Land inizia a produrre le prime Polaroid modello 95, cominciando così l’era della fotografia istantanea. Queste macchine sviluppavano le foto in circa un minuto. È proprio con le Polaroid che nasce l’esigenza di vedere immediatamente la foto appena scattate, fondamentale passo verso le fotocamere digitali moderne.

articolo 2

Alice

BIBLIOGRAFIA

  1. Enrico Maddalena, Manuale completo di fotografia, Hoepli, Milano, 2012

SITOGRAFIA

  1. http://www.storiadellafotografia.it
  2. http://www.nikonschool.it
  3. http://www.wikipedia.org/wiki/portale:fotografia