#but first: glossario

Ciao a tutti!

Visto che in questo blog probabilmente utilizzeremo dei termini tecnici, ci siamo rese conto che potrebbe essere utile conoscere alcune nozioni di base riguardo ai vari componenti e al funzionamento generale delle fotocamere.
Se avete dei dubbi non esitate a chiedere, saremo felici di rispondere e cercare di farvi appassionare alla fotografia 😉
Buona lettura!

Chiara

Sensori

Il funzionamento dei sensori digitali è molto simile alle pellicole tradizionali: entrambi i tipi di fotocamera registrano la scena fotografata sfruttando la luce e attuando un mutamento del materiale fotosensibile in esse presenti.
La differenza principale sta nel tipo di prodotto ottenuto prima della stampa: il negativo per la fotografia tradizionale, il file nella fotografia digitale.

La pellicola: Il materiale fotosensibile della macchina fotografica analogica è una pellicola ricoperta da granuli di sali o nuvole di pigmenti, disposti casualmente su tutta la superficie. Esistono quindi pellicole per il bianco e nero e altre per il colore. Ognuna di queste pellicole ha la propria sensibilità alla luce, che rimane la stessa finché il rullino non verrà sostituito.

Sensori digitali: Il sensore è posto esattamente dove nell’analogico è posta la pellicola, cioè sul piano focale dell’obiettivo. È formato da un insieme di celle che trasformano in corrente elettrica la luce ricevuta (massima luce= colore bianco; niente luce= colore nero). I sensori sono quindi in grado di percepire e registrare differenti radiazioni luminose, le quali vengono convertite in file immagine tramite un software.
Le immagini prodotte sono un insieme di punti (pixel): più è la quantità di pixel presenti in un sensore maggiore sarà la definizione della fotografia.

Otturatore

Dispositivo meccanico o elettronico che ha il compito di controllare per quanto tempo il sensore resta esposto alla luce.
È come una porta che si trova davanti al sensore con il compito di aprirsi e chiudersi per lasciar passare la luce desiderata. Si aziona tramite il pulsante di scatto.

Esposizione

Indica il tempo durante il quale il sensore (elettronico o pellicola) resta esposto alla luce che passa attraverso l’obiettivo. L’esposizione è determinata con l’ausilio dell’esposimetro.

L’esposizione ottimale è definita “la giusta quantità di luce per mantenere dettagli visibili sia nelle zone scure sia nelle zone chiare dell’immagine.”

L’esposimetro è un dispositivo in grado di misurare la luce che colpirà il sensore tenendo conto sia del tempo di otturazione sia dell’apertura del diaframma impostati.
Nelle fotocamere automatiche il processo di misurazione dell’esposizione avviene all’interno della fotocamera senza che chi fotografa possa esserne consapevole.
L’esposizione viene gestita attraverso tre parametri:

  • DIAFRAMMA, cioè un dispositivo posto davanti all’otturatore che può aumentare o diminuire la quantità di luce che colpisce il sensore
  • TEMPI, cioè i tempi di apertura dell’otturatore
  • SENSIBILITA’ del sensore: in caso di scarsa illuminazione si può alzare il valore ottenendo però una perdita di nitidezza, si misura in ISO-ASA/DIN (dipende alla fotocamera)

In alcuni tipi di fotocamere, la gestione di questi tre valori può essere: completamente manuale (si impostano tutti tre i parametri), completamente automatica oppure una combinazione: si può impostare uno dei tre parametri lasciando alla macchina la gestione degli altri due.

Principali errori nell’esposizione
Esistono delle situazioni in cui è più difficile stabilire la giusta esposizione come ad esempio quando si fotografano paesaggi innevati, oppure in controluce, o soggetti in movimento o di notte.

Sottoesposizione: causa la perdita dei colori più scuri: la foto appare troppo scura a causa della mancanza di sufficiente luce entrata nel sensore

Sovraesposizione:problema opposto alla sovraesposizione: la fotografia scattata appare troppo chiara e si ha una perdita dei dettagli nelle zone troppo illuminate

Fotografia mossa: dovuta al movimento accidentale della fotocamera, in molti casi anche alla scarsa luce

Fotografia sfuocata: quando il soggetto che si vuole fotografare che si trova più vicino o più lontano rispetto al piano ideale di messa a fuoco.

Mirini

Il mirino di una fotocamera è il dispositivo che permette di scegliere e comporre l’inquadratura.

Si possono distinguere in 4 modelli:

  • Mirino galileano: È composto da due lenti all’interno di una finestrella vicino l’obiettivo. È molto nitido, luminoso ed economico. Di solito si trova sulle compatte economiche.
  • Mirino reflex a pozzetto: Il suo nome deriva dalla posizione orizzontale in cui è ricostruita l’immagine, che obbliga ad osservarla dall’alto, come in un pozzo. In questo tipo di mirino, lo specchio raddrizza l’immagine capovolta, ma persiste l’inversione dei lati: ciò che è a destra si vede a sinistra e viceversa.
  • Mirino reflex a pentaprisma: riceve l’immagine direttamente dall’obiettivo di ripresa, permettendo in questo modo un’accurata composizione.
    Utilizzato nelle fotocamere Reflex e Reflex digitali a piccolo e medio formato.
  • Mirino digitale: Nelle fotocamere digitali non reflex il mirino è costituito da un display LCD che visualizza in tempo reale l’immagine acquisita.

Gli schermi LCD sono spesso scarsamente visibili in condizioni di forte illuminazione: per questo motivo, il display può essere accompagnato da un piccolo mirino ottico di tipo galileano o da un mirino elettronico. In quest’ultimo caso, non si tratta d’altro che di una replica dello schermo LCD, con il vantaggio, rispetto a questo, di consentire una visione più chiara oltre che più concentrata sul soggetto.

Per ora è tutto, speriamo di esservi state utili e chiare nelle spiegazioni!
Continuate a seguirci per saperne di più..

Chiara

SITOGRAFIA:

Wikipedia

http://pensieriarte.wordpress.com/2010/02/28/corso-di-fotografia-analogico-vs-digitale-parte-2/

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