#time lapse

Oggi voglio parlarvi di una tecnica molto particolare ed interessante: il time lapse.

L’ho scoperta per caso ad una presentazione di audiovisivi e devo dire che tutti gli spettatori, come me, erano come rapiti e incantati dallo schermo.
Ma di cosa stiamo parlando concretamente?? Una definizione può aiutare a comprendere.

“La fotografia time-lapse (dall’inglese ‘time’: “tempo” e ‘lapse’: “intervallo”, quindi fotografia ad intervallo di tempo) è una tecnica cinematografica nella quale la frequenza di cattura di ogni fotogramma è molto inferiore a quella di riproduzione.”

Non è ancora molto chiaro immagino!

“Un filmato time-lapse può essere ottenuto processando una serie di fotografie scattate in sequenza e opportunamente montate o attraverso video che verranno poi accelerati. “

Attraverso questa tecnica cinematografica, è infatti possibile documentare eventi non visibili ad occhio nudo o la cui evoluzione nel tempo è poco percettibile dall’occhio umano ( il movimento apparente del sole e delle stelle , il trascorrere delle stagioni, il movimento delle nuvole , lo sbocciare di un fiore, frutta che marcisce, ghiaccio che si scioglie, aurore boreali, strade trafficate, luci delle città).

Con mia grande sorpresa questa tecnica non è nata con il digitale: è stata inventata più di un secolo fa da Georges Méliès (regista, illusionista e attore francese) ed è oggi più attuale che mai.
A Meliès è stata attribuita l’invenzione del cinema fantastico: fu il primo a mostrare con le immagini i mondi immaginari già rivelati attraverso i romanzi, sfruttando la credibilità della fotografia in movimento per dare credibilità alla rappresentazione.

Ora vediamo insieme qualche esempio di filmati!
https://www.youtube.com/watch?v=Rk6_hdRtJOE

http://vimeo.com/87089581

Il  time-lapse trova  soprattutto impiego nel campo dei documentari naturalistici e nell’astrofotografia digitale. Quest’ultimo particolare tipo di tecnica conta migliaia di appassionati nel mondo: c’è da dire però che la ripresa richiede vaste nozioni di astronomia, una profonda conoscenza della strumentazione e dei software per la post-produzione.  Inoltre non tutti possiedono l’apparecchiatura adatta. Non è per tutti purtroppo!
Tutto ciò è possibile grazie al continuo sviluppo di nuove tecnologie, strumenti sempre più avanzati e di maggior qualità, ma non bastano per ottenere buoni lavori: molto spesso sono gli elementi personali e umani a fare colpo, una storia, un particolare capace di attirare l’attenzione, una colonna sonora coinvolgente.
Alcune curiosità:

I Controllori del Traffico Aereo sono professionisti che si occupano della direzione dei voli aerei cercando di non sovrapporli, evitare collisioni e rendere ordinata la circolazione.
Cosa ha a che fare il traffico aereo con la fotografia?
Il Centro di Controllo di Preswick (Scozia, Regno Unito), uno dei centri principali del sistema di controllo del traffico aereo in Europa, ha realizzato un time lapse riprendendo un giorno di traffico aereo sull’Atlantico.

http://vimeo.com/98941796

Alcuni ricercatori di Fisica all’Università di Bordeaux hanno condotto un esperimento a proposito della superficie iridescente di una bolla di sapone.

http://www.youtube.com/watch?v=64nHDFQyMKM

Come ci sono riusciti? Scaldando le bolle dal basso e scattando fotografie con una fotocamera a 500 frame per secondo.  Studiando queste dinamiche, i ricercatori sostengono che si possano giungere conclusioni e previsioni riguardo a cicloni, uragani e tifoni.

Questi due esempi possono farci capire quanto la fotografia sia fondamentale per la scienza e la ricerca scientifica e non solo come forma d’arte.

Cosa ne pensate?  Ne avete mai sentito parlare?
Se siete interessati a questo tipo di fotografia e volete provare a mettervi all’opera (o anche solamente per ammirare i lavori di altri) vi consiglio di dare un occhiata a questa pagina:
http://timelapseitalia.com/
Commentate in tanti e continuate a seguirci!
Chiara

BIBLIOGRAFIA

Image mag Maggio/Giugno 2012

SITOGRAFIA

http://it.wikipedia.org/wiki/Fotografia_time-lapse

http://www.linkiesta.it/timelapse-traffico-aereo-oceano

http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_M%C3%A9li%C3%A8s

http://www.focus.it/scienza/scienze/un-ciclone-in-una-bolla-di-sapone

#storia della fotografia: dai Greci alla rivoluzione industriale

“Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere.”

– Henry Cartier Bresson –

Comincio con una citazione di uno dei più grandi maestri delle fotografia il primo di tre articoli dedicati alla storia di questa forma d’arte.

Buona lettura!

La parola “fotografia”, inventata da William Herschel nel 1800, deriva dal greco antico ed è composta dai due termini φῶς (phôs), luce e γραφή (graphè), scrittura o disegno, quindi, scrittura eseguita con la luce. Credo che questa sia una sintesi perfetta.

Sappiamo che la luce è l’elemento fondamentale della fotografia, qui analizzerò soprattutto come l’uomo sia riuscito negli anni a perfezionarne l’uso.

I Greci per primi compirono studi sulla luce e sull’ottica inventando la camera oscura: questa permetteva di ottenere un’immagine dell’esterno capovolta, formata dai raggi del sole passanti attraverso un piccolo foro in una stanza buia.

Questa tecnica inizialmente fu utilizzata da Aristotele, da Euclide, da studiosi Arabi e infine anche da Keplero, per compiere osservazioni astronomiche in particolare sulle eclissi di sole.

Nella seconda metà del 1500, Daniele Rabarbaro riesce ad ottenere un’immagine più nitida e luminosa applicando una lente biconvessa alla camera oscura. Pittori e architetti la utilizzavano per la riproduzione fedele di paesaggi, architetture e per il disegno prospettico e a seconda dell’utilizzo avevano diverse dimensioni.

Si può però cominciare a parlare davvero di fotografia soltanto nei primi anni dell’Ottocento: con la nascita della chimica e la scoperta dei primi materiali fotosensibili, come in particolare alcuni sali d’argento. Nel 1827 Joseph Nicèphore Niepce, attraverso la tecnica dell’eliografia, riesce per la prima volta a fissare un’immagine su un supporto di peltro rivestito di bitume di Giudea, posizionato all’interno della camera oscura. Questa prima rudimentale “fotografia” rappresenta una veduta dalla finestra della sua casa di campagna. Per realizzarla furono necessarie otto ore di esposizione durante le quali le ombre si spostarono con il sole; per questo motivo l’immagine risultò molto disturbata .

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Dopo aver appreso la tecnica di Niepce, Louis Daguerre migliorò la tecnica inventando il “Dagherrotipo”. Questo procedimento permetteva di produrre una foto in circa 15-20 minuti. Utilizzava un supporto di rame placcato in argento esposto a vapori di iodio sul quale poi si formava l’immagine; questa tecnica rimase in auge per oltre 20 anni.

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Il Dagherrotipo rappresentava un notevole balzo in avanti rispetto all’eliografia: l’immagine che veniva prodotta era più nitida, definita, ricca di dettagli e ottenibile in un tempo relativamente breve.

William Henry Fox Talbot, in Inghilterra, contemporaneamente a Daguerre, inventò un metodo chiamato “Calotipo”. A differenza del Dagherrotipo, la Calotipia permetteva di produrre più copie di un’immagine utilizzando un negativo. La qualità della stampa risultava però inferiore rispetto al Dagherrotipo, specialmente nei dettagli. Inoltre, la possibilità di ottenere immagini riproducibili, non rendeva il prodotto calotipico prezioso come l’opera unica del Dagherrotipo.

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Successivamente si cercò una via di mezzo tra le due tecniche e venne inventata l’Albumina.

Questo procedimento negativo-positivo utilizzava lastre di vetro ricoperte di una soluzione di albume d’uovo e alogenuro d’argento che permetteva sia di ottenere fotografie molto più nitide rispetto al metodo di Talbot, sia di poterne fare più copie. È a questo punto che la fotografia comincia a diffondersi soprattutto tra le classi alto borghesi. Un ritratto fotografico era sicuramente più attendibile rispetto a quello di un pittore: la macchina rappresentava esattamente ciò che stava davanti all’obiettivo senza alcuna mediazione. L’unico difetto era il colore: tutte queste tecniche offrivano un’immagine in bianco e nero. Su questo punto facevano leva gli impressionisti sostenendo la “superiorità” della pittura (che sarebbe durata ancora poco).

Nel 1861 il matematico e fisico inglese James Clerk Maxwell, meglio conosciuto per lo sviluppo della prima teoria moderna dell’elettromagnetismo, spiegò che attraverso la sovrapposizione di tre fotografie realizzate con tre diversi filtri (rosso, blu e verde), queste restituivano un’immagine a colori. La prima fotografia a colori della storia rappresenta un Tartan, tipica stoffa scozzese.

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Negli anni Settanta Richard Leach Maddox realizzò i primi negativi in gelatina: era l’inizio dell’era della pellicola. Il fotografo scioglieva la gelatina nell’acqua, aggiungeva una soluzione di bromuro di carminio e nitrato d’argento. I cristalli dei due sali si scioglievano nella gelatina e infine l’emulsione veniva stesa su una lastra di vetro che veniva poi lasciata ad asciugare.

Alice

BIBLIOGRAFIA

  1. Enrico Maddalena, Manuale completo di fotografia, Hoepli, Milano, 2012

SITOGRAFIA

  1. http://www.storiadellafotografia.it
  2. http://www.nikonschool.it
  3. http://www.wikipedia.org/wiki/portale:fotografia

#introduzione al blog

Fotografia: la tecnica e l’arte di riprodurre immagini su lastre o pellicole sensibili alla luce.

Questa è una delle tante definizioni rintracciabili in un comune dizionario. Accantonando per un momento la parte tecnica della definizione, mi piacerebbe ci soffermassimo sulla prima: ‘tecnica ed arte’ di riprodurre immagini. In effetti la fotografia nasce proprio con la finalità di rappresentare fedelmente la realtà; realtà nella quale possiamo, però, intravedere uno scorcio dell’animo dell’artista che attraverso quelle immagini impresse su pellicola cerca di arrivare dritto a noi, portando con sé un messaggio e dei sentimenti che in quel momento lo contraddistinguono.

Con l’avvento dell’era digitale, però, tutto questo sembra aver lasciato spazio anche a molto altro. La fotografia non è più qualcosa di esclusivo e di competenza di pochi esperti ma la ritroviamo anche in un comunissimo smartphone (non siamo forse immersi nell’era dei “selfie”??).

Fotografare è diventato parte integrante della nostra quotidianità; prima gli scatti erano scelti e conservati per immortalare eventi e ricorrenze importanti mentre ora, grazie alla nostra libreria fotografica virtuale, ogni occasione è buona per scattare … e così ci ritroviamo sommersi di foto ‘artistiche’ di cappuccini, piatti di pasta, scarpe o di classici paesaggi; a chi non è mai capitato di ‘improvvisarsi fotografo ispirato’?

Che cos’era e soprattutto cosa è diventata la fotografia grazie all’avvento del digitale??? Come si è evoluta nel corso del tempo??  A questo cercheremo, per quanto ci è possibile, di rispondere sollevando dibattiti e scambi di opinione con voi lettori. Non ci soffermeremo solamente sull’aspetto umanistico (passatemi il termine) ossia sull’impatto di questa tecnologia sulla vita dell’uomo ma anche sulla parte tecnico-scientifica. Speriamo di riuscire in questi ambiziosi obiettivi.

Buona lettura! 😉

Silvia